La città di Napoli è suddivisa in diversi quartieri, quelli più eleganti sono sicuramente il Vomero e Chiaia.

In questo articolo, ci focalizzeremo sul Quartiere Chiaia per consigliarti un itinerario a piedi tra le sue bellezze, circondate:

  • a nord, dai quartieri di Fuorigrotta, del Vomero e di Montecalvario;
  • a est, dal quartiere San Ferdinando;
  • a ovest, da Posillipo
  • a sud, dal golfo di Napoli.

Nel quartiere Chiaia è compresa una delle zone più esclusive per lo shopping partenopeo – dove sono presenti le griffe più prestigiose –  e si trova nell’isola pedonale che da Via Calabritto arriva a Piazza dei Martiri, proseguendo fino alla Riviera di Chiaia.

Qui, a due passi dal mare, prende vita il cuore della movida napoletana, grazie alla presenza dei “baretti”, locali dove i giovani partenopei si incontrano per prendere un aperitivo in compagnia. 

Tuttavia il quartiere Chiaia non è solo shopping e movida, ma esprime tutto il suo fascino grazie ai palazzi storici, ai musei e alla Villa Comunale.

Andiamo con ordine e iniziamo la passeggiata in questa zona tutta da scoprire, accennando prima alle sue origini.

Quartiere Chiaia: la storia

Il nome Chiaia deriva dal latino “plaga” e dal castigliano “playa, che significa “spiaggia” e che negli anni, per motivi linguistico – dialettali, si è declinato in “Chiaja”.

Nel 1400, ai tempi del dominio aragonese, nella zona di Via Chiaia furono costruite piccole casette di pescatori e la strada assunse il suo nome attuale, nominando tutto il borgo: era la via per arrivare alla playa – spiaggia

Chiaia era un borgo al di fuori delle mura cittadine e il suo assetto viario si modificò completamente nella seconda metà dell’Ottocento:

  • Fu creata una colmata a mare – una vasta superficie di cemento costruita sul mare – avanzando la linea costiera creando Via Caracciolo;
  • Nell’ambito del Piano di Risanamento ed Ampliamento, furono realizzati il Rione Amedeo e Via dei Mille.

Oggi, il quartiere di Chiaia è costituito da un percorso costiero – la Riviera di Chiaia – e un percorso interno – vico Belledonne, via Santa Teresa, piazzetta Ascensione, vico Santa Maria in Portico.

Come arrivare al Quartiere Chiaia

Iniziamo il nostro itinerario a piedi partendo da Via Chiaia, la strada che parte da Piazza Trieste e Trento, nei pressi della famosa Piazza Plebiscito.

Via Chiaia dista dalle nostre camere di Napoliving circa 1 km e mezzo: ti basterà imboccare Via Medina, proseguire fino a Piazza Municipio e arrivare a Piazza Trieste e Trento, passando davanti al Maschio Angioino e al Teatro San Carlo.

Via Chiaia collega l’anima spagnola di Napoli con quella Piemontese, facendo da tramite tra Via Toledo e Via dei Mille.

Cosa vedere nel quartiere di Chiaia

Il quartiere Chiaia è uno dei meno frequentati dai turisti perché di solito viene associato allo shopping elegante e agli aperitivi giovanili, tuttavia c’è molto di più da scoprire.

Ti consigliamo di dedicargli un po’ di tempo, per vedere tutti i suoi luoghi di interesse e innamorartene.

Ponte di Chiaia

Partendo da via Chiaia, potrai ammirare una delle antiche porte di Napoli, l’arco trionfale, al cui interno c’è un ascensore che conduce a via Nardones.

Conosciuto anche come Ponte di Chiaia, fu fatto costruire nel 1636 dal viceré Manuel de Acevedo y Zúñiga, conte di Monterey, per collegare la collina di Pizzofalcone con la zona di San Carlo.

Per raggiungere il livello superiore di Via Chiaia, fu realizzata una semplice rampa e il ponte mantenne questo aspetto fino a quando fu restaurato, per problemi statici, nel 1834, secondo lo stile neoclassico.

La rampa venne sostituita da una tromba di scale e l’arco fu decorato sui due lati:

  1. Verso Piazza Trieste e Trento, vennero aggiunti dei fregi in marmo;
  2. Verso Piazza dei Martiri, furono inseriti due cavalli, opera di Tommaso Arnaud, scultore e modellista.

Attraversato il Ponte, dopo 200 metri, svoltando a sinistra in Piazza Santa Maria degli Angeli, troverai l’ingresso della Galleria Borbonica, un tunnel sotterraneo con i suoi ambienti caveali limitrofi, che rappresentano uno spaccato degli ultimi 500 anni della storia di Napoli.

Leggi Anche  Come arrivare al porto di Napoli

Galleria Borbonica

La Galleria Borbonica è un pezzo di storia della città assolutamente da visitare, un percorso sotterraneo emozionante e a tratti molto commovente.

Nel 1853, Ferdinando II di Borbone dava incarico all’arch. Errico Alvino di progettare un viadotto sotterraneo, che congiungesse il Palazzo Reale con piazza Vittoria.

Doveva essere la realizzazione di un percorso militare rapido, in difesa della Reggia, e una sicura via di fuga per i monarchi, visti i rischi che avevano corso durante i moti del 1848.

L’architetto progettò uno scavo con due gallerie, che correvano i senso opposto: 

  1. Una diretta a Chiaia, la “Galleria Reale” o “Strada Regia”, doveva raggiungere il Largo Carolina dietro il colonnato di Piazza Plebiscito;
  2. L’altra  in senso contrario, la “Strada Regina“, doveva arrivare a via Santa Lucia.

Da questo progetto, parte la storia della Galleria Borbonica, che durante il periodo bellico, tra il 1939 e il 1945, fu utilizzata anche come ricovero dei cittadini e qui  trovarono rifugio tra i 5.000 ed i 10.000 napoletani

Dopo la guerra e fino al 1970, la Galleria Borbonica fu utilizzata come Deposito Giudiziale Comunale, dove veniva immagazzinato tutto ciò che era stato estratto dalle macerie causate dai bombardamenti.

Nel 2007, i geologi che lavoravano nella galleria scoprirono un passaggio murato che lo divideva da un’altra grande cavità, riadattata a ricovero bellico e anche un altro accesso ai ricoveri.

Insomma, la storia della Galleria Borbonica è tutta da scoprire e alcune guide che ti accmpagneranno nel percorso sono riuscite anche a ritrovare alcuni anziani, che trovarono rifugio lì sotto durante la guerra.

Sarà davvero emozionante ascoltare i loro racconti di quelle terribili e spaventose giornate.

Dopo aver terminato la visita guidata, rimettiti su via Chiaia e prosegui in direzione Piazza dei Martiri.

Palazzo Cellammare

Poco prima di raggiungere Piazza dei Martiri, troverai sulla tua destra il Palazzo Cellammare, un edificio storico dall’aria decadente e romantica.

Il suo interno non è visitabile, ma vale la pena dare un’occhiata all’esterno di questo scorcio di storia napoletana.

Il Palazzo Cellammare, chiamato anche Palazzo Francavilla, è un antico palazzo nobiliare, risalente al XVI secolo e voluto dell’abate di Sant’Angelo di Atella, Giovanni Francesco Carafa.

Nel 1531, il nipote Luigi Carafa fece restaurare completamente l’edificio secondo i più tipici gusti cinquecenteschi.

Il palazzo fu assalito dal popolo durante la rivolta di Masaniello e fu adibito a lazzaretto durante l’epidemia di peste del 1656

La sua storia non termina qui, queste mura ne hanno vissuti di avvenimenti, infatti nel 1700 fu acquistato dal duca genovese Antonio del Giudice, principe di Cellamare e fu poi dimora del principe di Francavilla, Michele Imperiali, il quale era solito organizzare grandi feste.

Purtroppo, nel corso del XIX secolo, la forte urbanizzazione ha ridotto la panoramica del palazzo, che da via Chiaia appare come un palazzo fortificato, con il bellissimo portone monumentale di impronta barocco napoletana, realizzato dall’architetto Ferdinando Fuga

Continua la passeggiata per arrivare a Piazza dei Martiri, una delle più eleganti della città nei pressi della Riviera di Chiaia e del lungomare Caracciolo.

Piazza dei Martiri

Piazza dei Martiri risale al XVII secolo ed è dedicata a tutti i napoletani caduti per la libertà di Napoli nel 1799, 1820, 1848 e 1860.

L’obelisco al centro, sulla cui cima si erge la statua che incarna le virtù dei martiri, simboleggia l’intitolazione della piazza.

Sono da ammirare anche gli edifici storici di Palazzo Partanna – ristrutturato da Antonio Niccolini per Lucia Migliaccio, moglie di Fernando I di Borbone – e Palazzo Calabritto – ristrutturato da Luigi Vanvitelli.

Prima di dirigerti verso il mare, ritorna indietro di qualche metro e svolta su via Filangieri.

Dopo circa 500 metri troverai il Palazzo Mannajuolo e un po’ più avanti, il Museo PAN – Palazzo delle Arti di Napoli.

Palazzo Mannajuolo

Il Palazzo Mannajuolo è uno dei più riusciti esempi di architettura liberty di Napoli ed è stato realizzato, tra il 1909 e il 1911, con una delle più moderne tecniche di costruzione: il calcestruzzo armato.

Leggi Anche  Cosa fare a Napoli per vivere appieno la città

La sua particolarità è la struttura impostata sulla parte centrale ellissoidale, caratterizzata dal gioco di pieni e vuoti e dalla presenza di grandi vetrate.

Il Palazzo Mannajuolo è diventato famoso recentemente grazie alla sua scala ellissoidale, in marmo a sbalzo e con balaustra in ferro battuto, alloggiata nella parte centrale dell’edificio, poiché presente nel film Napoli velata del regista Ferzan Özpetek.

L’edificio è proprietà privata e residenziale, quindi non è visitabile, tuttavia se chiedi al custode all’ingresso di poter vedere e fotografare solo un attimo la scala, è probabile che ti sia concessa questa occasione.

Accanto al Palazzo Mannajuolo, troverai le Rampe Brancaccio, realizzate per collegare il borgo di Chiaia con i casali collinari e con l’area di Castel S.Elmo e della Certosa di S.Martino.

Sono una prosecuzione della discesa delle scale del Petraio e si potrebbero datare intorno al 1600.

Dopo aver dato un’occhiata, prosegui diritto fino a raggiungere il PAN – Palazzo delle Arti di Napoli.

PAN – Palazzo delle Arti di Napoli

Il PAN – Palazzo delle Arti di Napoli è un museo di arte contemporanea con circa 6000 mq di spazi espositivi, consultazione, servizi e strumenti per l’incontro e lo studio delle opere e degli artisti.

Attivo dal 2005, ha sede nel settecentesco Palazzo Roccella ed è un centro di cultura dinamico.

Capace di differenziare e moltiplicare gli stimoli culturali da offrire ai cittadini e ai turisti – mostre, conferenze, seminari, incontri, presentazioni di libri, rassegne cinematografiche – è un punto artistico/culturale di interessi polivalenti con vocazione europea.

Proprio accanto al PAN, potrai fermarti ad ammirare lo storico Teatro Sancarluccio, dove hanno debuttato nomi illustri del panorama italiano come Benigni, Martone, Servillo, Mastelloni e dove è nata La Smorfia di Arena, Troisi e Decaro.

Adesso è arrivato il momento di imboccare Via San Pasquale e dirigerti verso la Riviera di Chiaia, fino al mare.

Sulla strada, prima di raggiungere la Riviera, troverai la Chiesa di San Pasquale a Chiaia, simbolo dell’arte barocca a Napoli.

All’interno, nella navata a sinistra, è conservato il corpo di San Egidio Maria da Taranto, il santo che introdusse a Chiaia il culto della Madonna del Pozzo di Capurso.

Uscito dalla chiesa, terminata via San Pasquale, svolta a destra su via Principessa Rosina Pignatelli per dirigerti verso Villa Pignatelli e i suoi musei.

Villa e Museo Pignatelli

Villa Pignatelli è un edificio monumentale, il più significativo esempio di architettura neoclassica della città.

Voluta nel 1826 dal baronetto Sir Ferdinand Richard Acton, figlio del primo ministro di Ferdinando I, venne realizzata dall’architetto Pietro Valente con non poche difficoltà.

Furono presentati circa 22 progetti dall’architetto napoletano per trovare un accordo con il capriccioso proprietario inglese.

Dopo la morte di Acton, nel 1841, la villa venne acquistata  e abitata dalla famiglia di banchieri tedeschi Carl Mayer von Rothschild, fino al 1860, che fecero realizzare all’estremità settentrionale del parco un edificio di tre piani, noto come palazzina Rothschild.

Nel 1867, la villa venne ceduta al principe Diego Aragona Pignatelli Cortés, famiglia di nobili molto raffinati, tant’è che il luogo diventò un punto d’incontro culturale tra intellettuali e alta aristocrazia napoletana ed europea.

I Pignatelli furono gli ultimi proprietari della villa, dal 1897 al 1955, data nella quale fu ultimata la donazione della struttura allo Stato Italiano, perché fosse trasformata in un appartamento-museo.

Insieme alla villa, donarono anche argenti, bronzi, porcellane, smalti, cristalli, un’importante biblioteca e circa quattromila microsolchi di musica classica e lirica.

Nel 1960, la villa venne aperta al pubblico col nome di Museo Principe Diego Aragona Cortés e tutti gli oggetti donati sono esposti nei suoi ambienti.

A questo, si aggiunse nel 2014 anche il Museo delle Carrozze di Villa Pignatelli, grazie ad altre donazioni, tra le quali la splendida carrozza del marchese Mario d’Alessandro di Civitanova.

Villa Pignatelli è aperta tutti i giorni dalle 8.30 alle 17.00 con ultimo ingresso alle ore 16) ed è chiusa il martedì.

Il costo del biglietto è di 2€ per il solo parco e di 5€ con l’aggiunta dell’ingresso al Museo Pignatelli e al Museo delle Carrozze.

Da Villa Pignatelli, raggiungerai la Riviera di Chiaia, che prende il nome dal quartiere e dove sorgono tantissimi palazzi nobiliari.

Leggi Anche  Le scale di Napoli: itinerari a piedi

La Riviera costeggia la Villa Comunale di Napoli, uno dei principali giardini storici della città, composto da lecci, pini, palme ed eucalipti.

Villa Comunale di Napoli

La Villa Comunale di Napoli si estende per oltre 1 km, tra piazza della Vittoria e piazza della Repubblica, fiancheggiata dalla Riviera di Chiaia e da via Caracciolo.

Il nucleo originale risale al 1697, quando il viceré duca di Medinacoeli fece piantare lungo la riviera di Chiaia un doppio filare di alberi abbellito da 13 fontane.

Tra il 1778 e il 1780, per volontà di Ferdinando IV di Borbone e ad opera di Carlo Vanvitelli, l’area della spiaggia lungo la riviera divento una zona di passeggio con giardino urbano, molto in voga in quegli anni.

L’ampliamento della villa è dovuto a Giuseppe Bonaparte, che nel 1807 volle la realizzazione di un boschetto, trasformando il passeggio alberato rettilineo in un romantico parco cittadino con sentieri e aiuole.

Un’ulteriore espansione verso il mare avvenne negli anni ‘70 con la colmata di Via Caracciolo, quando fu realizzato un nuovo ingresso da Piazza Vittoria, che sostituisse quello di Vanvitelli.

La parte occidentale della villa ospitò i padiglioni provvisori dell’Esposizione Nazionale dell’Igiene del 1900.

Tra il 1997 e il 1999, la villa comunale è stata restaurata, riprogettando gli chalet, il verde, la cancellata e l’impianto di illuminazione, perdendo però molto del suo stile neoclassico preesistente.

La Villa Comunale è un luogo dove poter passeggiare e rilassarsi, godendo del verde, delle statue, delle fontane, dei busti di uomini illustri e dei monumenti architettonici.

Inoltre, da non perdere, la visita alla stazione zoologica Anton Dohrn, un ente di ricerca scientifica, che comprende un acquario, il più antico d’Italia e, secondo più antico d’Europa, ma primo tra quelli ancora esistenti.

Stazione zoologica e acquario Anton Dohrn

La stazione zoologica è stata fondata nel 1872 dal naturalista e zoologo tedesco Anton Dohrn, per la conoscenza e lo studio della flora e della fauna del mare.

Il naturalista scelse proprio Napoli affascinato dalla città e interessato per la ricchezza faunistica del golfo e, in poco tempo, l’acquario con annessa Stazione zoologica divennero un centro mondiale di studio della biologia marina.

Anton Dohrn aprì la stazione agli scienziati in visita nel 1873 e al pubblico generale nel 1874.

Con l’intenzione di promuovere e garantire l’indipendenza politica, economica e di ricerca della stazione zoologica, Dohrn introdusse una serie di metodi innovativi per finanziare il suo progetto, che lo portarono ad anticipare temi attuali, quali:

  • interdisciplinarità;
  • capacità manageriale di autofinanziamento; 
  • promozione della cooperazione e collaborazione di tutte le persone coinvolte nella ricerca. 

Pensa che nei suoi laboratori hanno operato attivamente ben 19 premi Nobel. 

Oggi, presso la stazione zoologica si svolgono attività nel campo della biologia, della oceanografia, della biochimica, della biologia molecolare e cellulare, della neurobiologia e neurofisiologia, oltre a vari rami dell’ecologia.

L’acquario invece è composto da circa 30 vasche con oltre 200 specie marine di animali e vegetali, la maggior parte delle quali provengono dal Golfo di Napoli, e periodicamente sono ospitate diverse tartarughe marine.

Nel 1957, è stata inserita anche una sala dedicata alla biblioteca, contenente testi scientifici.

Per prenotare una visita, visita il sito Fondazione Dohrn.

Concludi la tua passeggiata sul Lungomare Caracciolo, che fiancheggia la Villa Comunale e deve il nome all’ammiraglio Francesco Caracciolo, eroe della Repubblica Partenopea, impiccato nel 1799 da Nelson all’albero maestro della sua nave e gettato nelle acque del Golfo di Napoli.

Speriamo che questo itinerario a piedi per il quartiere di Chiaia ti sia utile e, noi ti aspettiamo a Napoliving per darti tutte le informazioni delle quali avrai bisogno.