Una delle piazze più famose di Napoli è Piazza Bellini, conosciuta soprattutto per la movida notturna.

Si trova in corrispondenza del Decumano Maggiore ed è crocevia tra Via Port’alba, Via San Sebastiano (conosciuta come via dei musicisti) e Via Santa Maria di Costantinopoli.

I tanti locali dei dintorni organizzano eventi e spettacoli di musica dal vivo, offrendo aperitivi e rendendo la zona un punto di riferimento per i giovanissimi.

Noi di Napoliving vogliamo mostrarti la sua bellezza artistica e architettonica, nonché archeologica, grazie alla presenza delle mura greche.

Sì, se hai prenotato una camera da noi sarai vicinissimo a Piazza Bellini e potrai esplorarla, inserendola come tappa del tuo itinerario giornaliero

Come dicevamo, al centro della piazza sono presenti le mura dell’antica Neapolis greca, circondate da edifici di epoca barocca e rinascimentale, come il Palazzo Firrao e il Palazzo Castriota Scanderbeg.

Piazza Bellini è anche un punto di snodo tra diverse sedi universitarie:

  • il Conservatorio di San Pietro a Majella;
  • l’Accademia delle Belle Arti;
  • la Biblioteca della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Federico II.

Scopriamo insieme nel dettaglio cosa vedere a Piazza Bellini.

Piazza Bellini e le antiche mura greche

Il nome della piazza è dovuto a Vincenzo Bellini, compositore che studiò nel vicino Conservatorio di Napoli.

Nel 1886, lo scultore Alfonso Balzico realizzò una statua in suo onore, che ora è posizionata in piazza.

Nella parte centrale dello spiazzo sono visibili le antiche mura della Neapolis greca, risalenti al IV secolo circa, che facevano parte di un sistema di fortificazione presente lungo Via Costantinopoli.

Furono scoperte per caso nel 1954 durante l’installazione di una cabina elettrica.

Come accennato, Piazza Bellini è un luogo di aggregazione giovanile, come testimoniato anche dalla presenza dello storico caffè letterario “Intra Moenia” (dentro le mura, appunto).

Il locale è nato nel 1989 e contribuì attivamente per rendere la zona pedonale.

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Passiamo adesso a vedere nel dettaglio la bellezza architettonica degli edifici storici da vedere in Piazza Bellini.

Palazzo Conca

Palazzo Conca prende il nome dall’ultimo principe che lo acquistò, Giulio Cesare di Capua, principe di Conca, che lo trasformò in una dimora di arte e cultura.

La storia dell’edificio ha un che di rocambolesco, terminata con il terremoto del 1964 che lo danneggiò gravemente, lasciando intatta solo la facciata in piperno.

In origine il palazzo apparteneva a Scipione Pandone, Conte di Venafro, che quando morì lo lasciò in eredità a suo nipote Enrico.

Durante la guerra tra francesi e spagnoli, Enrico si rifugiò a Venafro ma fu tradito e decapitato per ordine del principe d’Orange.

Tutti i suoi beni furono confiscati e Carlo V donò il palazzo al marchese Ferdinando Alarçon, che ampliò il possedimento acquistando anche l’edificio accanto e una parte del giardino del Monastero di San Sebastiano.

La famiglia Alarçon ebbe dei problemi con i padri di San Pietro a Majella e il palazzo fu messo all’asta e acquistato dal principe Conca.

Da quel momento, l’edificio divenne un ritrovo letterario, artistico e culturale.

Palazzo Firrao

A seguito dell’allargamento delle mura cittadine, il principe di Conca edificò anche Palazzo Firrao.

Deve il nome al principe Cesare Firrao che lo acquistò nel 1621, che si concentrò sull’abbellimento della facciata monumentale per mostrare la potenza del casato familiare e la fedeltà agli Asburgo.

Alla realizzazione del palazzo lavorarono Jacopo Lazzari e suo figlio, sembra addirittura su progetto di Cosimo Fanzago

Quello che colpisce subito a prima vista sono le 7 nicchie sulla facciata con busti marmorei della casata degli Asburgo e due statue femminili – La Magnanimità e la Liberalità – che richiamano il mondo classico.

In seguito, Palazzo Firrao fu di proprietà dei principi di Sanseverino di Bisignano, finché non passò in gestione all’ARIN (Azienda Risorse Idriche Napoletana). 

Attualmente è di nuovo un edificio residenziale.

Palazzo Castriota Scanderbeg

Il Palazzo Castriota Scanderbeg, conosciuto come Palazzo del Tufo, è uno dei principali edifici monumentali di Napoli

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Il nome deriva dai proprietari, una famiglia di un casato principesco albanese.

Esempio di architettura rinascimentale e barocca, il palazzo presenta una facciata ornata con un semplice paramento in mattoni.

In seguito fu acquistato dal marchese Pisacane, che lo innalzò di un piano, affrescando le volte e ingrandì il giardino, raggiungibile attraverso un androne del cortile, costituito da una fontana realizzata nel Settecento.

Conservatorio di San Pietro a Majella

Il conservatorio nacque nel 1808 col nome di Real Collegio di Musica dall’unificazione di altre quattro preesistenti istituzioni musicali nate come orfanotrofi.

La sede antica era quella del vicino convento di San Sebastiano

Dal 1826, per ordine di Francesco I, il complesso fu invece trasferito nella sede attuale in via San Pietro a Majella, assumendo la denominazione di Reale Conservatorio di Musica di San Pietro a Majella.

Nel corso dell’Ottocento e dei primi anni del Novecento, il complesso si arricchì di opere: busti, ritratti di musicisti e strumenti di personalità illustri venivano donati dagli stessi artisti.

Attualmente all’interno del conservatorio sono presenti una biblioteca, l’archivio storico e un museo con strumenti, busti e ritratti di compositori e musicisti legati all’edificio.

Accademia delle Belle Arti

L’Accademia delle Belle Arti nasce come “Reale accademia di disegno” ed è una delle più antiche accademie italiane. 

Ha visto passare numerosi pittori, divenendo il punto di riferimento della pittura napoletana dell’Ottocento e del Novecento.

La storia dell’accademia inizia nel 1752, quando Carlo III di Borbone istituì le reali accademie del disegno e del nudo presso i laboratori regi. 

La prima sede delle Accademie era il Complesso conventuale della chiesa di San Giovanni Battista delle Monache fondato ed eretto nel 1597.

Nel 1864 furono trasferite prima al Regio Palazzo degli Studi (attuale Museo Archeologico Nazionale) e poi alla sede attuale di via Santa Maria di Costantinopoli in seguito alla trasformazione del precedente complesso conventuale progettata da Errico Alvino.

Il complesso fu gravemente danneggiato dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale e l’Accademia restò chiusa fino al 1942.

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A partire dagli anni ‘80 l’Accademia è stata riorganizzata con lo scopo di renderla un punto di riferimento della vita artistica della città e dell’Italia meridionale.

La facciata principale è decorata coi busti di personalità legate all’accademia, mentre gli interni sono costituiti da diverse sale distribuiti su due piani, ai quali si accede tramite una scalinata monumentale realizzata nel 1880.

L’accademia è anche sede di una biblioteca, di una gipsoteca e di una galleria museale

Biblioteca della Facoltà di Lettere e Filosofia

Il sistema bibliotecario della Facoltà di Lettere e Filosofia, fino agli anni ‘80, comprendeva una biblioteca centrale per le diverse facoltà.

In seguito, si pensò che fosse meglio realizzare un sistema con più sedi, che fosse suddiviso per materie. La prima fu a San Pietro Martire.

Nel 1995 il Complesso di Sant’Aniello a Port’Alba venne destinato alla Biblioteca di Ricerca dell’Area Umanistica.

Iniziò così un trasloco di oltre 200.000 volumi destinati agli studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia e a quelli di Scienze Politiche.

Finalmente nel 2009 la Biblioteca di Ricerca dell’Area Umanistica – la BRAU – ha aperto le porte a studenti, professori e studiosi.

Per visitare la biblioteca e richiedere l’accesso come utente esterno, consulta le informazioni sul sito ufficiale.

Ti stiamo aspettando!

In questo nostro articolo abbiamo voluto raccogliere tutte le informazioni necessarie per vivere Piazza Bellini da un punto di vista artistico e culturale.

Ti aspettiamo nelle nostre camere di Napoliving per accoglierti e essere il tuo quartier generale per esplorare la città.