L’Irpinia, territorio della provincia di Avellino che si estende fino alle pendici dell’Aspromonte, è una zona incantevole da vedere tutto l’anno, ma in autunno assume un fascino suggestivo.

Monti, colline, fiumi e borghi medievali immersi in un paesaggio senza tempo sono la cornice perfetta per le passeggiate autunnali.

Il nome Irpinia deriva da “hirpus” (lupo in sannita) a dimostrazione della fierezza del suo popolo, dedito alle tradizioni contadine.

La coltura della vite è una di queste, tanto che, nel novembre del 1880, Francesco De Sanctis (politico, filosofo, Ministro dell’Istruzione) istituì la Regia Scuola di Viticoltura e di Enologia di Avellino.

Nel 1895, su suo impulso politico, fu realizzata anche la storica tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, lunga 119 chilometri.

Partiva da Avellino in Campania e arrivava a Rocchetta Sant’Antonio in Puglia, e avrebbe aiutato lo sviluppo economico e sociale dell’Irpinia.

L’utilizzo ordinario della tratta è stato sospeso a dicembre del 2010, tuttavia, dall’agosto del 2016, è stata riaperta saltuariamente per scopi turistici.

In questo nostro articolo, vogliamo consigliarti un itinerario nei paesi che incrociano l’antica ferrovia del vino, quindi non solo quelli compresi dalle stazioni ma anche i borghi nei dintorni.

Sei pronto a scoprire l’Irpinia dalle nostre camere di Napoliving?

Per la visita in questi luoghi sarebbe auspicabile avere un proprio mezzo di trasporto, quindi se arrivi senza auto conviene che tu la noleggi.

Itinerario antica ferrovia del vino irpina: cosa vedere

Questo nostro percorso sarà circolare, con partenza e arrivo ad Avellino, e toccherà vari paesi dalla grande tradizione vinicola, per assaporare i 3 vini DOCG, Fiano di Avellino, Greco di Tufo, Taurasi.

Ma non solo!

Sarà un viaggio anche nella gastronomia locale e, perché no, con un occhio alla stagione autunnale, passeggiando nei boschi di nocciole e castagne.

Sì, perché ognuno dei borghi nominati ti regalerà la scoperta di un mondo enogastronomico unico.

Ecco le tappe di questo itinerario in Irpinia, per scoprire cosa vedere!

Avellino

Partiamo da Avellino, cuore dell’Irpinia, situato nella vallata ai piedi di Montevergine.

I tantissimi terremoti l’hanno un po’ privata della sua identità storica, ma resta comunque una città da visitare.

Tra i luoghi di interesse da vedere ci sono:

  1. il Duomo;
  2. la Torre dell’Orologio;
  3. la Fontana di Bellerofonte;
  4. l’Obelisco di Carlo II d’Asburgo;
  5. il Palazzo della Cultura, che ospita il Museo Archeologico e la Biblioteca Provinciale; 
  6. il Castello Longobardo;
  7. il Palazzo de Conciliis, dove nel 1808 soggiornò il piccolo Victor Hugo;
  8. il Museo Provinciale Irpino.

Da non dimenticare, una visita al Santuario di Montevergine del XII secolo, a 1270 mt slm, dove sono custoditi la Madonna Nera e una delle più ricche collezioni di presepi al mondo.

Per un’immersione nel mondo del vino, visita l’Azienda Agricola “La Casa dell’Orco”, a 8 minuti d’auto dal centro città, dove Taurasi e Fiano sono i due fiori all’occhiello.

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Per avere un’idea di quanto Avellino fosse potente come colonia romana, basta raggiungere il vicino paese di Atripalda.

Atripalda

Atripalda, situata sulle rive del fiume Sabato, dista circa 4 km da Avellino ed è un paesino sorto nel IV secolo intorno allo Specus Martyrum, antico cimitero paleocristiano di Abellinum, e, sviluppatosi nel X secolo, attorno al castello di Truppoaldo, da cui prese il nome.

Di grande pregio nella zona è l’allevamento del bestiame – soprattutto di bovini e suini – e la coltivazione dei noccioli e delle viti.

Il paese è stato un nucleo storicamente importante e ha vissuto l’avvicendamento di varie dominazioni: Longobardi, Svevi, Angioini, Aragonesi, Francesi, Spagnoli, Saraceni e Greci.

Fu il re longobardo, Troppualdo, ad ottenere l’autonomia per la popolazione sparsa nella zona, distaccandola amministrativamente dalla vicina Avellino longobarda

Siamo all’incirca nel X secolo e nasceva così ufficialmente Atripalda

Dal 1564 fino al 1806, la città visse un periodo di grande splendore sotto il dominio dei Caracciolo, che seppero incentivare le risorse dell’intera valle – le filande, l’industria del ferro, la lavorazione del rame, della carta e della lana – e la cultura, con la fondazione dell’Accademia degli Incerti.

Scopriamo cosa vedere ad Atripalda, per poi riprendere il nostro itinerario.

Il luogo di ritrovo di Atripalda è da sempre Piazza Umberto I, dove si affaccia il Museo del Palazzo ex Dogana dei Grani, una sorta di collegamento tra l’area archeologica ed il centro storico della città.

Il Museo ospita reperti provenienti dall’antico insediamento di Abellinum e oggetti di valore provenienti dalle chiese e dagli edifici distrutti dal terremoto del 1980.

Altro luogo di interesse è la Collegiata di S. Ippolisto, dove la Cripta è parte dell’originario “Specus Martyrum” sul quale sorse l’edificio.

Da non perdere anche: il Palazzo dei Caracciolo, la Chiesa dell’Annunziata, il Convento di S.Maria della Purità, la Pineta Comunale e l’Area Archeologica della Civita.

L’industria vinicola vanta una lunga tradizione e da non perdere è una visita alla Cantina Mastrobernardino, dall’attività secolare.

Oltre a valorizzare ​​Aglianico, Fiano di Avellino e Greco di Tufo, la Cantina è diventata una Pinacoteca, grazie alla realizzazione di dipinti che ornano le cupole situate nelle grotte di invecchiamento.

Cesinali e Sorbo Serpico

Proseguendo il nostro itinerario, in pochi minuti raggiungiamo Cesinali, paese collegato allo sviluppo di Atripalda.

Entrambi condivisero per lungo tempo le vicende politiche e amministrative.

Raggiunta una certa autonomia, Cesinali si vide comunque accorpato, nel 1927, al limitrofo comune di Aiello del Sabato, per poi tornare indipendente nel 1950.

Potrai passeggiare per il paese e ammirare la Chiesa di San Rocco e la Chiesa Parrocchiale di San Silvestro, oltre a Palazzo Cocchia e Palazzo Del Franco, prima di immergerti nella visita della cantina “I Favati”.

Le loro vigne sono in aree D.O.C.G. e la cantina è strutturata per favorire il miglior risultato dalla maturazione alla vinificazione, all’invecchiamento.

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Lasciando Cesinali e risalendo verso nord, raggiungerai il borgo di Sorbo Serpico, il cui nome deriva da “sorbo”, la profumata pianta, e “serpicus”, da un tempio dedicato alla divinità Serapide.

Un territorio a vocazione agricola, che fu gravemente danneggiato dal terremoto del 1980.

Nel 1983, fu scenario di una rivolta capeggiata dalle donne del paese, decise ad impedire la presa dell’acqua della locale sorgente del Saucito – usata come fonte e lavatoio pubblico – da parte della “Società Alto Calore”.

I luoghi da ammirare sono:

  1. i resti dell’antico castello sul Monte Serpico;
  2. la Chiesa parrocchiale dei SS. Nomi di Gesù e Maria (conserva affreschi attribuiti a Francesco Solimena);
  3. il Palazzo seicentesco della famiglia Brancaccio;
  4. la settecentesca Cappella della Madonna della Neve su una collina prospiciente.

Sulle tracce della tradizione vinicola, da visitare la famosa Cantina “Feudi di San Gregorio”, nata nel 1986 e orientata alla valorizzazione dei vitigni autoctoni Campani.

Candida

A soli 6 km di distanza, troverai Candida, sulle pendici dell’altura Toppa Sant’Andrea.

Lo stemma del comune rappresenta una fenice che rinasce a vita nuova, rappresentazione della sua storia: Candida fu distrutta da un feroce incendio nel 1426, per poi rinascere.

Il paese è famoso per l’abilità dei suoi maniscalchi e, una volta qui, sono da vedere:

  1. la Chiesa collegiale;
  2. il Monastero e la chiesa della Concezione di Maria dei frati di Montevergine;
  3. la Chiesa della SS. Trinità, conosciuta come chiesa di sant’Agostino, di cui oggi si conserva solo il portale in pietra;
  4. il monumento funerario di Filippo Filangieri. 

Sulla strada del vino, è d’obbligo una visita alle Tenute Casoli, azienda agricola specializzata nel Greco di Tufo, il Taurasi e il Fiano di Avellino.

​​Le attività di vinificazione e di affinamento del vino sono effettuate nelle cantine di un palazzo nobiliare del 1700.

L’azienda coltiva anche nocciole e varietà autoctone di mela

Taurasi e Sant’Angelo all’Esca

Proseguiamo adesso per circa 15 km e raggiungiamo il borgo di Taurasi, cuore di produzione del Taurasi Docg, e antica Taurasia Sannitica distrutta dai Romani di Scipione Barbato nel 268 a.C.

Il centro storico del paese medievale conserva abitazioni con portali in pietra, stradine lastricate ed edifici monumentali.

Sono visibili anche parte delle mura e le antiche Porte – Maggiore e Sant’Angelo – e il Palazzo Marchionale, conosciuto come Castello, che ospitò anche Torquato Tasso.

La tradizione vinicola è rappresentata dalla Cantina Antonio Caggiano, nata nel 1990.

La struttura è realizzata da pareti di grandi massi in pietra, archi e soffitti a volta, mentre scendendo verso il basso, troverai antiche fontane in pietra lavorata e nicchie decorate da scene della vendemmia

Vicinissimo a Taurasi, sorge il paesino di Sant’Angelo all’Esca, caratterizzato da palazzi signorili con portali in pietra e dalla Chiesa di San Michele Arcangelo risalente al XIII secolo.

Il borgo ha un suggestivo belvedere dal quale ammirare il panorama sulla Valle del Calore.

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Qui è la Tenuta Cavalier Pepe a produrre ben 9 vini – 4 bianchi, 4 rossi e un rosato -più un olio extravergine proveniente dai suoi 5 ettari di oliveti.

Montefusco

Penultima tappa di questo nostro itinerario sulle tracce dell’antica ferrovia del vino è Montefusco, fino al 1806 capoluogo dell’Irpinia.

Qui è d’obbligo una visita al Castello, una fortezza medievale trasformata dai Borboni in prigione e attuale sede del Municipio.

Passeggiare tra i vicoletti quieti di Montefusco, ti regalerà scorci di incomparabile bellezza con la vite in primo piano.

Un luogo senza tempo, dove le donne custodiscono l’arte del tombolo, forma antica e preziosa di artigianato dei fusi. 

A Montefusco, dal 1978, è la Cantina Terredora a promuovere il ritorno della viticoltura campana alla sua più antica tradizione.

Ramo della famiglia Mastrobernardino, che decise di dividere le strade imprenditoriali e iniziare una nuova avventura, Walter e i suoi figli, diedero vita alla costruzione della moderna cantina nel 1994.

Tufo

Il paese di Tufo ha origini antichissime e visse un periodo di benessere economico, dovuto alla scoperta della miniera di zolfo.

Tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, la città vide crescere la sua popolazione, poiché da territorio a vocazione agricola imboccò la strada dell’era industriale.

Il benessere durò poco e, alla fine degli anni ‘60, ricomincio l’emigrazione verso il nord e l’estero.

Negli anni ‘70, Tufo riscoprì nella produzione vinicola la sua vocazione.

Anche qui le attrazioni turistiche da visitare non mancano:

  1. il Castello Medievale con le tre torri e gran parte della cinta muraria;
  2. il Molino Giardino, con le miniere di zolfo;
  3. il Palazzo di Marzo;
  4. la Chiesa di Santa Maria Assunta.

Per quanto riguarda il vino, assolutamente da vedere le Cantine di Marzo, risalenti al XVII secolo, quando Scipione di Marzo, proveniente da San Paolo di Nola, si stabilì a Tufo introducendo il vitigno Greco.

Le cantine sono costituite da una serie di gallerie, ambienti e passaggi, ampliati in una struttura più recente, che domina la Valle del Sabato.

Conclusioni

Speriamo di averti dato un’idea per vivere il tuo soggiorno in Campania in modo originale, visitando l’Irpinia al di là dei famosi luoghi turistici.

Ti consigliamo di prenotare le visite alle cantine vinicole in anticipo (così come i monumenti), per non rischiare spiacevoli imprevisti.

Le nostre camere di Napoliving distano circa 50 minuti da Avellino con l’auto. 

Ti aspettiamo per accoglierti e darti tutte le informazioni di cui necessiti.