Il Cimitero delle Fontanelle è uno dei luoghi più suggestivi di Napoli, dove sacro e profano si fondono per dar vita a racconti ricchi di storia, leggende e tradizioni.

Quando sarai in città, visitare questo antico ossario sotterraneo ti aiuterà a comprendere a pieno il suo fascino mistico e folkloristico.

Il Cimitero delle Fontanelle è chiamato in questo modo perché in passato erano presenti fonti d’acqua e, nonostante l’ossario si sviluppi in circa 3.000 metri quadri, le dimensioni della cavità sono stimate attorno ai 30.000 metri cubi.

Un immenso snodo di interstizi, risalente al XVI secolo e legato alle vicissitudini storiche sfortunate del popolo napoletano.

Vogliamo consigliarti questo luogo di interesse, perché siamo convinti che difficilmente vedrai qualcosa di simile nella tua vita e che potrà aiutarti a capire meglio il rapporto dei napoletani con la morte.

Non sarà una visita semplice: sarai circondato da circa 40.000 resti di ossa e teschi che ti osserveranno, tuttavia sarà una di quelle esperienze toccanti ed emozionanti da fare in viaggio, tanto da diventare indimenticabile.

Cimitero delle Fontanelle: dove si trova

Il Cimitero delle Fontanelle si trova nel cuore del Rione Sanità, tra via Foria e la collina di Capodimonte.

Dalle colline dei Colli Aminei, partivano 4 impluvi che nel corso degli anni hanno eroso il banco tufaceo e portato a valle fango e detriti, la cosiddetta “Lava dei Vergini”.

Questa lava ha corroso il vallone delle Fontanelle e della Sanità, tanto da renderlo ottimale per l’estrazione del tufo e dando vita alla realizzazione delle numerose cave, che fornivano i mattoni per la costruzione degli edifici.

Com’è possibile che una cava di tufo sia diventata un cimitero?

Sembra assurdo, ma a Napoli l’arte di arrangiarsi non è mai stata un problema, quindi ecco tutta la storia!

Cimitero delle Fontanelle: la storia

Prima del XVI secolo, c’era l’usanza di seppellire i defunti nelle chiese, ma come potrai immaginare, prima o poi, lo spazio terminava.

In quel momento, veniva dato il compito ai salmatari di disseppellire i defunti più vecchi, di notte, in modo che i famigliari non lo sapessero e di ammassarli in cave, come quelle delle Fontanelle.

Quando nel 1656 la peste si abbatte su Napoli, decimando la popolazione, la cava delle Fontanelle divenne Cimitero: furono stipate lì circa 250.000 salme.

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Ma come abbiamo detto, il Cimitero delle Fontanelle è legato anche ad altre vicende storiche sfortunate della città di Napoli: carestie, rivolte popolari, terremoti ed eruzioni del Vesuvio.

Nel 1764, una grande epidemia convinse il Comitato di Pubblica Sanità a destinare il Cimitero delle Fontanelle alle salme della popolazione indigente.

Il 12 giugno 1804, Napoleone emanò l’editto di Saint Cloud – in francese, Décret Impérial sur les Sépultures – per due motivi fondamentali: igienico-sanitario e ideologico-politico.

L’editto disponeva che le tombe fossero tutte uguali e venissero poste al di fuori delle mura cittadine, in luoghi soleggiati e arieggiati.

A questo punto, l’architetto Carlo Praus presentò per Napoli un progetto di costruzione di un cimitero, attraverso l’ampliamento dell’antica necropoli delle Fontanelle

La situazione si aggravò, quando dal 1837, in Italia, scoppiarono 6 epidemie di colera, che coinvolsero tutti gli stati dal Regno Lombardo-Veneto al Regno delle due Sicilie.

Napoli fu flagellata soprattutto dall’epidemia scoppiata tra gli anni 1884 – 1886 e altre salme furono portate al Cimitero delle Fontanelle.

Nello stesso anno di inizio dello scoppio delle epidemie, il 1837, un’ordinanza proibiva gli ossari nelle parrocchie e nelle confraternite, così al Cimitero delle Fontanelle arrivarono nuovi ospiti.

Questo luogo rimase abbandonato per lungo tempo e considerato solo una fossa comune senza importanza, fino a quando nel 1872 il parroco della chiesa di Materdei, Don Gaetano Barbati, e alcune popolane riordinarono e sistemarono le varie ossa.

La sistemazione effettuata è quella attuale e tutti gli scheletri sono anonimi, tranne due: Filippo Carafa Conte di Cerreto dei Duchi di Maddaloni, morto nel 1797 e sua moglie Donna Margherita Petrucci nata Azzoni morta nel 1795.

Cimitero delle Fontanelle: culto delle “anime pezzentelle”

Da un tempo senza tempo, la misericordia popolare si prende cura di queste ossa senza nome, considerate anime del Purgatorio.

Nel Cimitero delle Fontanelle, questa devozione diventa il culto delle “anime pezzentelle” – anime povere – che prevede l’adozione dei teschi da parte dei fedeli.

Ognuno accudisce “la capuzzella” scelta, dandogli un nome e omaggiandolo con preghiere e piccoli doni, sperando di ricevere in cambio protezione e grazie.

Questo culto fu proibito nel 1969 dal cardinale Corrado Ursi, tramite un decreto del Tribunale Ecclesiastico, in quanto considerato un rito popolare pagano e il sito restò chiuso per molti anni.

Dal 2006 fu di nuovo accessibile al pubblico, ma solo per il Maggio dei Monumenti.

Venne riaperto definitivamente al pubblico nel 2010, dopo la messa in sicurezza, e oggi rappresenta una delle attrazioni turistiche gratuite più suggestive e macabra di Napoli.

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La tradizione napoletana è pervasa da questo strano connubio tra sacro e profano, tanto da rendere affascinante scoprire alcune leggende sui vari teschi del cimitero delle Fontanelle.

Il teschio del Capitano

Il teschio del Capitano è tra quelli più conosciuti del Cimitero ed è considerato l’anima che ha aiutato più devoti.

L’origine della sua leggenda si perde nella notte dei tempi e ha diverse versioni, ma la più famosa è la “storia dei due sposi”:

Una giovane promessa sposa nutriva una vera venerazione per il teschio del Capitano, mentre il suo futuro marito pensava quelle attenzioni e quella cura fossero tempo perso e tolto a lui.

Un giorno, decide di accompagnare la ragazza al cimitero e con fare irriverente infila un bastone in un occhio del teschio, invitandolo al matrimonio.

Il giorno delle nozze, un uomo orbo da un occhio e in divisa da carabiniere si presenta alle nozze.

Quando lo sposo gli chiese chi fosse, il gentiluomo rispose che era stato invitato proprio da lui e si aprì la divisa: al posto del corpo c’era uno scheletro e a quella vista, i due sposi morirono sul colpo.

Donna concetta: “ ‘a capa che suda”

Nel Cimitero delle Fontanelle ci imbattiamo anche nella leggenda di Donna Concetta, “ ‘a capa che suda” – la testa che suda.

Questo teschio è posto all’interno di una teca di legno e, a differenza delle altre polverose teste che la circondano, appare sempre ben lucido.

Si racconta che Donna Concetta fosse una popolana, desiderosa di avere un figlio, che recandosi al Cimitero delle Fontanelle, scelse un teschio e chiese la grazia.

La sua richiesta fu esaudita e mise al mondo un bimbo sano e vivace.

Quando tornò a ringraziare il suo teschio, lo vide avvolto da una luce abbagliante, così adottò la capuzzella e ne divenne una devota fervente.

Secondo la tradizione, se toccando il teschio di Donna Concetta la tua mano resterà umida, allora la tua richiesta sarà soddisfatta, ma se non suda è un cattivo presagio.

In realtà, una spiegazione al sudore di vari teschi esiste, tuttavia non te la sveleremo, per far sì che la tua visita alle capuzzelle resti avvolta dal mistero.

Ovviamente, come potrai immaginare, le storie sui teschi sono tantissime, come quella di Fratello Pasquale, che in sogno dava i numeri del lotto oppure quella di Capa Rossa, un postino dai capelli rossi che appariva in sogno per portare buone notizie.

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Inoltre, su molti dei teschi vedrai un numero stampato sulla fronte e dei fori o lesioni: sono scheletri prestati ai medici per studi e lezioni di anatomia.

Chi oggi si reca al Cimitero delle Fontanelle per devozione, ha particolare cura dei resti di bambini, raccolti e riposti a parte in teche con all’interno dei giocattoli.

Ti abbiamo indicato le leggende più conosciute per darti un’idea di ciò che ti aspetta!

Manca solo un teschio famoso del quale fare la conoscenza: il Monacone.

Il Monacone e i nobili

All’interno del Cimitero delle Fontanelle, incontrerai la statua di San Vincenzo Ferrer, compratono di Napoli e patrono del Rione Sanità, chiamato affettuosamente ‘O Monacone.

Illuminata da un fascio di luce che arriva dall’esterno, la statua ha un aspetto inquietante, poiché la testa fu decapitata e sostituita con un teschio.

Accanto a lui, compaiono “i nobili”, gli unici scheletri interi e vestiti del cimitero: Filippo Carafa, Conte di Cerreto e di Maddaloni e sua moglie Margherita.

Cimitero delle Fontanelle: orari e biglietti

Il Cimitero delle Fontanelle è aperto tutti i giorni dalle 10:00 alle 17:00 e la visita è assolutamente gratuita, diffida da chi ti offre visite a pagamento.

Non c’è bisogno di prenotare l’ingresso se desideri effettuare la visita senza guida.

L’unico servizio a pagamento è la visita guidata, da prenotare, cliccando qui, almeno il giorno prima, accompagnati da una guida dell’Associazione Insolitaguida, che gestisce il cimitero.

Ti ricordiamo che all’interno del Cimitero è possibile scattare foto esclusivamente senza l’utilizzo del flash.

Solo nel caso di fotografie e filmati professionali è necessario contattare il Comune di Napoli per la relativa autorizzazione all’utilizzo.

Allora, ti abbiamo convinto ad aggiungere il Cimitero delle Fontanelle alla tua lista di cose da vedere a Napoli?

Noi, ti aspettiamo a Napoliving, il nostro albergo al centro di Napoli, come punto d’appoggio per partire alla scoperta della città!


Photo Credits: Di Dominik Matus – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=57700203