Quella che vi racconteremo oggi nel nostro articolo è la storia della rinascita di uno dei luoghi culturalmente più affascinanti di Napoli: la Biblioteca dei Girolamini.

Conosciuta anche come Biblioteca Statale Oratoriana annessa al Monumento Nazionale dei Girolamini, è letteralmente una fenice risorta dalle sue ceneri.

Specializzata in Filosofia, Teologia cristiana, Chiesa cristiana in Europa, Storia della Chiesa, Musica sacra e Storia d’Europa, è una delle più ricche del Mezzogiorno ed è la più antica tra le biblioteche napoletane.

Era ospitata nell’Oratorio dei Girolamini, parte del del complesso della Chiesa dei Girolamini, e contrariamente agli usi monastici che non prevedevano l’accesso a persone esterne, nel 1586 fu aperta al pubblico.

Tra i suoi frequentatori più assidui compaiono Benedetto Croce e Gianbattista Vico, che consigliò ai padri oratori di acquistare la Biblioteca di Giuseppe Valletta (filosofo e letterato), ricca di una collezione di testi giuridici, filosofici, religiosi e letterali del Seicento e del Settecento napoletano.

Vogliamo parlarti di questa biblioteca perché crediamo valga la pena conoscere la sua storia e ammirare la sua rinascita.

Come arrivare alla Biblioteca dei Girolamini

Raggiungere la Biblioteca dei Girolamini dalle nostre camere di Napoliving è davvero semplice e ti basterà fare una passeggiata di circa un quarto d’ora a piedi.

Uscito dal portone, prosegui in direzione della Stazione Centrale, restando su Corso Umberto I.

Arrivato a Piazza Nicola Amore, svolta a sinistra e risali Via Duomo per circa 1 km e troverai la Biblioteca sulla tua sinistra.

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Biblioteca dei Girolamini: la storia

La storia della Biblioteca dei Girolamini non è fortunata, ma andiamo con ordine.

L’edificio che la ospita fu ridisegnato da Arcangelo Guglielmelli nel Settecento e terminato dal figlio nel 1727.

Per secoli è stata il fiore all’occhiello del tessuto culturale napoletano e da tutta Europa giungevano intellettuali e artisti per visitarla, consultare i testi e donare opere.

L’inizio del degrado comincia alla fine degli Settanta, quando dopo il terremoto del 1980, i locali vennero utilizzati come ricovero temporaneo per gli sfollati.

Da allora, l’epoca dell’abbandono e dell’incuria, durata per decenni, la rende vittima di atti vandalici e piccoli furti.

Tuttavia, l’episodio più ingiurioso e ingiustificabile avviene nel 2011, quando viene nominato Direttore della Biblioteca Marino Massimo De Caro.

Questa nomina suscita molte perplessità, dato che De Caro non ha una laurea e, soprattutto, ha a suo carico una serie di accuse per commercio illegale di libri rari

Uno storico dell’arte Tomaso Montanari scrive molti articoli di denuncia e, così, nel 2012 viene organizzata dal Professore Francesco Caglioti una raccolta di firme, per sollecitare la rimozione dell’incarico affidato a De Caro.

Da questo episodio viene avviata un’indagine e la Biblioteca dei Girolamini viene posta sotto sequestro.

Cosa accadde?

De Caro fu arrestato, perché si scoprì che stava realmente usurpando il patrimonio della biblioteca per venderlo sia in Italia che all’estero, causando un danno inestimabile.

Nel 2012, Umberto Bile, storico dell’arte, tenta a fatica di rimettere in sesto la bibliotec, ma muore prematuramente: il degrado prende il sopravvento e nessuno se ne cura.

Biblioteca dei Girolamini: la Fenice risorge dalle ceneri

Per fortuna, non tutto è perduto, e nel 2015 la Biblioteca dei Girolamini vede un’apertura straordinaria con una visita guidata di 4 ore, per mostrare che l’oblio è finito e i lavori di miglioria sono iniziati.

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Una seconda riapertura speciale viene permessa nel 2016, durante le Giornate FAI di Primavera e nel 2017, finalmente l’annuncio della rinascita, grazie alla collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli Federico II.

Dopo oltre 4 secoli dalla sua apertura, la Biblioteca dei Girolamini avvia il suo riscatto con un patrimonio librario di circa  159.700 unità tra volumi  ed  opuscoli, tra i quali:

  • 137 stampati musicali;
  • 5.000 edizioni del Cinquecento;
  • 120 incunabili: libri stampati con la tecnica a caratteri mobili tra la metà del XV secolo e il 1500 incluso;
  • 10.000  edizioni  rare e di pregio;
  • 485 periodici;
  • una quantità non ancora determinata di microfilm e ritratti.

Biblioteca dei Girolamini: aperture e visite

Come avrai capito dalla sua storia, la Biblioteca dei Girolamini è un gioiello restituito alla città di Napoli, tuttavia molto delicato e prezioso.

Per questo motivo, le visite sono controllate e gestite con estrema cautela, attraverso un sistema di prenotazione e richiesta informazioni via e-mail: bcm-gir@beniculturali.it o al numero 081 294444